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appunti [ di Romolo Guasco ]
 




PRIMA PAGINA

Egli disse: “I re delle
nazioni le governano,
e coloro che hanno
il potere su di esse
si fanno
chiamare
benefattori.
Per voi però
non sia così;
ma chi è il più grande
tra voi diventi
come
il più piccolo e chi
governa come
colui che serve.”

Lc. 22, 25-26



 


IL BLOG
(esiste dal 17.01.2004)

Attratto dallo strumento,
voglio vedere se funziona, se
riesco a tenerlo aggionato,
se qualcuno legge
quello che scrivo.

Uno spazio di appunti:
riflessioni, ricordi,
un po' di cronaca, preghiere,
condivisione di idee,
documenti interessanti,
senza volere chissà cosa.
Anche per esercitare
il piacere di scrivere.

Qualcosa resti delle tante
che ogni giorno pensiamo.






2 ottobre 2011


Continuiamo su:

romologuasco.wordpress.com




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24 agosto 2011


IL MIO VITALIZIO DA EX CONSIGLIERE REGIONALE

Dei tanti “privilegi” dei politici il peggiore è il c.d. vitalizio, che non ha nessun tipo di giustificazione, poiché si prende ad attività cessata e indipendentemente dai versamenti fatti. Sono stato tra il 1995 e il 2000 consigliere regionale del Lazio: per questo al compimento dei miei 50 (!) anni avrei avuto diritto ad un vitalizio che credo si aggiri intorno ai 3000 € netti. Il costo per la regione di questi vitalizi, che attualmente pare prendono più di 200 “ex”, è di più di 16 milioni di euro l’anno! E’ evidente infatti che quanto ho versato in soli cinque anni di mandato non potrà mai coprire gli importi che mi saranno dovuti fin che campo (io e mia moglie, c’è anche la reversibilità!). Dunque il vitalizio è una sorte di riconoscimento onorifico per chi è riuscito ad accedere al palazzo, un riconoscimento, e qui la parola è quanto mai corretta, di casta. I versamenti fatti negli anni di mandato elettorale dovrebbero invece andare agli enti previdenziali cui l’eletto è iscritto, e contribuire alla sua pensione futura alla stregua degli altri cittadini.

Ho usato il condizionale perché quel vitalizio non l’ho mai preso e non lo prenderò: alla fine del mandato decisi di riscattare i miei contributi e rinunciare a ogni futuro diritto: mi è sembrato più equo così, già nel 2000. Non fu una scelta particolarmente sofferta, ed è la prima volta che ne parlo in pubblico, per testimoniare che un ritrovato rapporto tra politica e cittadni ha bisogno anche di piccoli gesti personali.

Ora la manovra di Ferragosto dice che dalla prossima legislatura le Regioni debbano passare ad un sistema “previdenziale contributivo per i consiglieri regionali”: vedremo(art. 14, comma 1, punto f, del Decreto Legge). Questa norma va approvata e attuata, senza se e senza ma.


29 maggio 2011


L'inferno dei viventi

«L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l' inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.».

Calvino, Le città invisibili




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28 maggio 2011


Acciaio

Acciaio è la storia di due adolescenti, cresciute tra le acciaierie di Piombino, alla fine degli anni ‘90. Seppure la storia ha qualche momento interessante non mi è piaciuto. Una scrittura povera, un ritmo televisivo, moltissimi luoghi comuni (in particolari sui ragazzi delle piccole città italiane) ripetuti in modo ostentato. L’acciaieria, che ti aspetteresti quale fulcro di una storia evocativa di immagini futuriste o marxiste, è solo la scena minima di questo racconto triste quanto banale. Non capisco come questo libro sia arrivato lo scorso anno nella finale dello Strega, secondo solo a quello di Pennacchi, che a paragone è un capolavoro immortale! Speriamo bene per lo Strega di quest’anno!!

Silvia Avallone, Acciaio,Rizzoli 2010


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28 maggio 2011


Chesil Beach

Si può amare senza fisicità? Il sublime perdersi di chi si ama si può privare della carnalità, soprattutto quando si è mariti e moglie? Questo è nel fondo il drammatico interrogativo di questo libro, sublimemente scritto. E’ il racconto di una prima notte di nozze, nello scenario suggestivamente descritto della costa di Chesil, all’inizio del ‘900. Le parole e i gesti dei due coniugi raccontano il loro essere più profondo. McEwan non delude!

Ian McEwan, Chesil Beach, Einaudi 2007




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1 maggio 2011


Roma, 1^ maggio 2011

Belle le piazze del 1 maggio: Roma si conferma per la sua migliore vocazione: essere contenitore di grandi eventi popolari! Eventi di significato: è improprio tentare un raccordo tra le due piazze di oggi? Ho visto gente che spera: a San Pietro la speranza trova rifugio nelle parole di JPII, ripetute in continuazione dagli altoparlanti, e in una tensione palpabile verso il Misericordioso. A San Giovanni la speranza diventa denuncia collettiva, salto corale cantato, festa che fa trasparire un po’ di angoscia e un po’ di frustrazione. Ma è sempre la speranza che lavora: quella che non vuole che il mondo rimanga così, che ci chiedi gesti di resurrezione interiore e sociale. Vanno amate entrambe le piazze, sarebbe bello si capissero e si incontrassero, senza falsi profeti, profittatori e politicanti in cattiva fede.


25 aprile 2011


Mario Di Carlo

Ho conosciuto Mario Di Carlo nel 1993, al Comitato Rutelli. Ho un ricordo abbastanza preciso della prima riunione che facemmo, al comitato a Piazza della Libertà. Si trattava di scrivere la parte del programma di Francesco sul commercio e si discuteva di centri commerciali e aperture domenicali. Su quest’ultimo tema disse che non sapeva bene quali fossero le regole: “io la domenica vado a camminà in campagna!”. La sua schiettezza e ruvidezza mi colpì, in un modo politico pieno di finti signori. Poi ci vedemmo per preparare un’altra candidatura, quella di Piero Badaloni alla regione Lazio. Venne nel mio ufficio un pomeriggio e, nonostante i suoi innumerevoli impegni, passò diverse ore a darmi consigli sulla prossima campagna elettorale e a raccontarmi storie politiche della città. Da profondo conoscitore degli interessi in campo, descriveva le mosse dei protagonisti, ci ragionava e guardava sempre oltre il quotidiano. Purtroppo non abbiamo mai lavorato direttamente insieme nei vertici dell’amministrazione: ci siamo confrontanti su tante cose, ma avevamo competenze che difficilmente si incrociavano. All’inizio del mandato di Veltroni la Margherita mi inserì nella terna indicata al Sindaco per l’assessore alla mobilità. Mario tifò fortemente per me, diceva che avremmo fatto un bel tandem: lui all’Atac e io in Campidoglio. Ma poi Walter decise in modo diverso, chiamando proprio lui per quel delicato incarico: quando Veltroni mi chiamò per comunicarmelo, non potei che complimentarmi per la scelta! Anche per questo episodio la nostra amicizia crebbe e si fece profonda. Nessuna delle mie scelte professionali e politiche degli ultimi anni è stata fatta senza essermi confrontato con Mario. Sapevo che aveva sempre un consiglio intelligente pronto. Non credo di averglielo mai detto, ma ha anche influito sul mio carattere che di natura è accondiscendente. Mi ha insegnato ad essere un po’ più duro nella vita sociale, più determinato a raggiungere lo scopo: mai cattivo, ma tosto, come è stato lui! Un volta parlando bene di un comune amico che aveva perso la moglie qualche anno prima mi disse: “solo chi ha molto sofferto sa capire i valori della vita”. Questa frase, che mi è sembrato contenesse un riferimento personale, è profondamente cristiana, profondamente pasquale! Mario era dichiaratamente non cattolico, ma con cui ho avuto una tensione e una comunione ideale che difficilmente ho trovato con politici dichiaratamente cattolici. Rispetto all’indifferenza verso il potere e alla capacità di spendersi, per la volontà di osare di più per migliorare le cose anche uscendo fuori dagli schemi, per l’obiettivo di fare comunque il bene comune. Caro Mario, ci hai offerto nella tua vita molti segni di resurrezione ed è un segno che tu ci abbia lasciato durante la festa di Pasqua, la festa di chi sa lottare per l’impossibile! 




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17 aprile 2011


Nemesi di Philip Roth

Che angoscia questa nuova storia di Roth! Naturalmente scritta meravigliosamente: un'epidemia di poliomelite uccide i ragazzini di Newark nel 1944, in pieno conflitto mondiale. I ragazzi che si ammalano e muoino, i loro genitori, la vita del villaggio, il giovane insegnante di sport, raccontati da uno di loro. Il male per Roth, lo abbiamo visto anche negli altri suoi libri, è qualcosa di inevitabile e sotterraneo, che sorprende e si espande come una macchia d'olio viscido, senza alcuna spiegazione. Raccontato con fredda cronaca di fatti e sentimenti. Nessuna speranza è ammessa. Indimenticabili le pagine del funerale del primo ragazzino: gran voglia di buttare il libro dal finestrino del bus dove ero a leggerlo! Contento però di non averlo fatto e di esser arrivato alla fine.

Philip Roth, NEMESI, Einaudi 2011


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17 aprile 2011


Ebrei d'Amerca

Una bella coppia: belli loro, bei lavori, bel retroterra culturale ebraico, bella casa nuova...tutto sembra andar bene tra Daniel e Deena nella bella New York. Ma non basta per sfuggire la noia e il non detto. Una storia ben descritta di fatica quotidiana e riscoperta della verità su se stessi e sui rapporti di coppia. Con un aereo pronto a partire per Gerusalemme.

Pearl Abraham, Amerca Addio, Einaudi 2000 




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17 aprile 2011


Emmaus di Baricco

Si legge volentieri, appassiona e sorprende, ma lascia interedetti questo libro, l'ultimo, di Baricco. E' così l'educazione dei giovani cattolici? Una sorta di sovrastruttura pronta a cedere alla prima androgena e mistica donna? Il cattolicesimo di Baricco, che dimostra una buona conoscenza biblica e teologica, rimane confinato nel vortice del rapporto male e bene, divinità e maligno, quasi a farne un tutt'uno indistricabile. E' la storia dell'amicizia di oratorio di quattro ragazzi, massacrata dagli eventi che si vanno a cercare intorno a questa misteriosa e bellissima ragazza Andre, la negazione dei loro principi. L'incontro finale tra l'unico "sopravissuto" e la stessa Andre ci dà una minima speranza di salvezza!

Alessandro Baricco, EMMAUS, feltrinelli 2009




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14 marzo 2011


Volevo essere Moccia

Bisognerebbe avere il coraggio di comprare e leggere qualche romanzo pubblicato da editori meno noti! “Volevo essere Moccia” è un racconto attuale, divertente ed originale. Prosa veloce e qualche sorpresa. E’ la storia, ben ambientata a Roma, di Marilù e Roberto, che inizia con la loro gioventù isolata e sospesa: lei per colpa dell'eroina, lui per colpa dei videogiochi di ruolo, due droghe diverse ma entrambe con devastanti effetti psicologici. I ragazzi uniscono questi loro vuoti, si alleano per escludere i genitori (apprensivi ma inermi, incapaci di comunicare, nostalgicamente di sinistra: i veri sconfitti di questa storia) ma, dopo eventi sorprendenti, si ritrovano ormai adulti, finalmente in grado di capire sentimenti e profondità della vita. E intorno a loro ronza il terzo protagonista Luciano, scrittore in crisi, in cerca di storie, invidioso del successo di Moccia, che prova strumentalmente e maldestramente ad imitare. Mi sono divertito a leggere questo breve romanzo: va bene anche per adolescenti “strutturati”!

 

Alberto Bracci Testasecca, VOLEVO ESSERE MOCCIA, La lepre edizioni 2010




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15 dicembre 2010


La parentopoli di Alemanno

Così fan tutti, di cosa ci stupiamo? Si diffonde veloce questo pensiero nel cittadino romano – italiano, disincantato e furbo, che in fondo pensa “prima o poi questa fortuna capiterà anche a me!”. Certo la parentopoli di Alemano e & è forse la punta di un iceberg che potrebbe coinvolgere altri, anche di centro sinistra. E allora a maggior ragione bisogna ricordare alcuni principi:
1.non è vero che così fan tutti: per quel poco di amministrazione di cui sono stato responsabile, io non l’ho fatto. Di solito non mi cito, ma questa volta lo faccio volentieri e convinto. Durante la mia direzione dell’azienda regionale Litorale spa, non ho gonfiato budget per assunzioni clientelari, né lo hanno provato a fare gli amministratori. L’unica assunzione del tutto nuova che ho fatto (altre erano dovute, dopo periodi lunghi di “stage”) è avvenuta dopo una selezione pubblica seria e con tanto di annuncio sul giornale. Posso testimoniare volentieri che i politici con cui ho condiviso percorsi in questi anni non mi hanno mai chiesto assunzioni.
2. non bisogna estendere il meccanismo dei concorsi alle società pubbliche: uno dei motivi per cui esse sono nate è proprio avere una maggiore elasticità nella gestione delle risorse umane. Tra i complessi e spesso anacronistici concorsi pubblici e la gestione clientelare delle assunzioni, vi è la trasparente e professionale ricerca del personale, quella che fanno la maggioranza delle aziende private, cui le società pubbliche dovrebbero ispirarsi. Chi erano, dov’erano e cosa facevano i capi delle risorse umane e i direttori di queste società comunali mentre gli arrivavano curricula e contratti a scatola chiusa?
3. c’è un campo di discrezionalità politica nella scelta di alcuni incarichi fiduciari che merita rispetto: per esempio le segreterie politiche di ministri, assessori o quelle degli amministratori degli enti. In questi casi se si prende personale esterno all’amministrazione è giusto compensare anche il rischio di lavorare (e sodo, vi assicuro!) solo per qualche anno. Ma non si pretenda per nessuno che da quell’incarico nasca una sorta di diritto al posto pubblico. E purtroppo in molti lo pensano.
Vedremo ora se le vicende romane continueranno a montare e chi altri coinvolgeranno: certo la forza innovativa della giunta Alemanno (piaciuta a molti romani) subisce un colpo mortale.




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10 settembre 2010


Qualche libro letto, rimasto sui tavoli

E’ un ragazzo di diciotto anni e vive nel New Jersey. Brillante a scuola, piace a qualche ragazza, e ha una madre “laica”, che sa amarlo rispettando la sua autonomia. Suo padre invece se n’è andato dopo la nascita, ed era mussulmano. Per questo il giovane frequenta l’imam della moschea locale, impara il Corano, osserva le regole della religione, crede nella sottomissione e nell’eternità. Per questo ritiene che i suoi compagni e la società in cui vive siano immersi nel materialismo e asserviti a sesso e denaro. Questo ragazzo buono e per bene, che può vivere accanto al nostro palazzo, può diventare un terrorista? Su questa trama si sviluppa il bel romanzo di John Updike, TERRORISTA (Guanda 2007), storia realistica e piena di tensione, dove le radici dei sentimenti umani, nonostante tutto, trovano ancora spazio per affermarsi.

E sempre negli USA si sviluppa il romanza giallo di Stephen L. Carter, Bianco americano (Mondadori, 2008): intrighi intorno ad una èlite nera di politici e accademici, dove solo il coraggio e la determinazione di una donna portano alla verità. Non amo molto i gialli in verità, e questo mi è sembrato anche troppo trascinato nel racconto. Così come, cambiando completamente contesto, è il libro del giovane danese Torben Guldberg, Tesi sull’esistenza dell’amore (Longanesi, 2008), che si dilunga attraverso gli ultimi cinque secoli a raccontare le storie raccolte da un immaginario saggio protagonista. Atmosfere, filosofie ma una sola storia bella: quella della ragazza e del giovane studioso/filosofo, che cerca di misurare la diffusione dell’amore con le regole della diffusione della luce. Mi sono divertito molto di più a leggere la favola, vagamente storica di Josè Saramago, Il Viaggio dell’elefante (Einaudi, 2009): il re del Portogallo regala un elefante all’arciduca di Vienna. E l’animale viene portato per mezza Europa con una carovana di scorte militari e viveri al seguito, tra lo stupore della gente, assieme al fedele e “sveglio” guardiano.

Infine una sorta di sagra familiare, piena di sentimenti estremi, nel libro di Abraham Yehoshua, Un divorzio tardivo (Einaudi, 1996). Il protagonista ritorna in Israele in età avanzata, per divorziare finalmente da sua moglie, che ha lasciato anni prima per rifarsi una vita in America. Il confronto con la stessa moglie (ricoverata in una casa psichiatrica), con i figli, con le loro nuore e con tanti luoghi e protagonisti (compreso il cane) sviluppa un racconto che ho trovato in fondo triste ma molto bello. Uno dei libri più faticosi di questo scrittore che amo molto, e anche per questo da leggere.




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25 agosto 2010


Canale Mussolini

Non si può che voler bene al romanzone di Pennacchi, vincitore del premio Strega, così come al suo autore. Si è letteralmente travolti da Pennacchi: dalla prosa incalzante e semplice, dai tanti personaggi e dalle loro storie sempre delicate e piene di vita, dalla crudezza della cronaca di quei duri tempi (raccontata senza nascondere numeri e date su fascismo e guerre) e infine dalle tante battute pronunciate dai protagonisti che ci regalano più che un sorriso. E’ la storia della famiglia Peruzzi, famiglia di mezzadri del ferrarese, cacciata e spogliata di tutto dai conti Zorzi Villa (che verranno maledetti in ogni occasione per tutta la storia: “maladéti i Zorzi Villa!”), e della loro storia nell’Agro Pontino, dove hanno ottenuto un podere dall’Opera Combattenti, che sta realizzando la grande bonifica, perché fedeli (anche troppo!) militanti fascisti. Un libro che aiuta a capire quei tempi al di là della retorica e della politica, con lo sguardo della vita quotidiana e delle sue ragioni: perché dietro alle storie di popoli e famiglie, di guerre sanguinose e di progressi, di amori e odi, c’è una quasi imperscrutabile e non giudicabile ragione personale. Ciascuno di noi, sembra voler dire Pennacchi, ha “le so’ razon”, ed è inutile far finta di ignorarle in nome di principi superiori più o meno morali. I Peruzzi erano socialisti (appresso alla divertente figura del poi gerarca Rossoni) perché volevano uscire dalla miseria, poi diventano fascisti per lo stesso motivo e ottengono le terre nell’Agro Pontino, e le difendono contro i “marocchin” locali di Cori e di Sezze (che a loro volta li chiamano “cispadan”), poi contro gli americani invasori (sia pure per poche ore: sembra che veramente pochi coloni e qualche tedesco bloccarono per un po’ gli angloamericani sbarcati ad Anzio, fino all’arrivo delle truppe tedesche che erano concentrate a Cassino). Insomma una visione realistica e de-ideologizzata della storia, sicuramente molto discutibile, ma alquanto efficace. Infine un libro che ci fa ripercorrere le vicende dello scorso secolo: noi e i nostri figli, generazioni di europei post-guerre, non dovremmo mai finire di sorprenderci per la nostra fortuna leggendo pagine come queste.

Avevo già letto Pennacchi (vedi la recensione “Schaw 150 Storie di fabbrica e dintorni”: http://appunti.ilcannocchiale.it/2006/08/27/ho_letto_durante_lestate.html) autore intervistato lo scorso anno anche dalla rivista Mare del Lazio, realizzata da Litorale spa. Ci aiuta molto a capire la nazione “veneto pontina”. E’ il secondo Strega vinto da una storia in parte ambientata in quei luoghi: l’altro è stato Vita della Mazzucco.

Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Mondadori 2010


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4 agosto 2010


LO SGUARDO DEL LEONE

Un bel romanzo, appassionato e drammatico, che si svolge in Etiopia, e racconta la fine dell'Imperatore Haile Selassie (che la tradizione etiope fa discendere dal re Salomone e dalla regina di Saba, come viene anche detto in 1 Re 10; 2 Cr 9), e la presa del potere da parte dei militari del Derg, e del loro leader Mengistu. Gli avvenimenti vengono raccontati con gli occhi e le vicende di una famiglia della borghesia etiope, composta da un affermato medico, dai suoi figli e da una moglie malata. Si accumulano tensioni e storie personali, tra speranze rivoluzionarie tradite, collaborazionismo, terribile repressioni e uccisioni di innocenti. Con qualche colpo di scena il lungo racconto coinvolge il lettore e non risparmia i particolari della tortura e dei cadaveri lasciati per la strada a mo’ di ammonizione: la loro raccolta, identificazione e consegna alle famiglie, fatta cercando di non farsi scoprire dai militari, diventa gesto non solo di pietà e civiltà, ma vera azione di opposizione al regime.
Abbiamo dimenticato queste tragedie della nostra epoca? Amnesty International ritiene che durante quel periodo (dal 1977 fino al 1991, che fu sopranominato il Terrore Rosso, e dove sovietici e cubani ebbero ruoli importanti) furono uccise dal regime mezzo milione di persone. Mengistu attualmente vive in Zimbabwe, sotto la protezione di Mugabe, ma è stato condannato a morte per genocidio nel 2008 dalla corte suprema dell’Etiopia. L’autrice, che ha studiato e vive a New York ed è al suo primo romanzo, è brava a provocare nel lettore indignazione per quanto è avvenuto e passione verso la fragile lotta dei popoli africani per la libertà e la democrazia.
Maaza Mengiste, LO SGUARDO DEL LEONE, Neri Pozza editore 2010




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26 giugno 2010


Tremonti, art.41 e bed&breakfast

Tremonti alla pag.7 del 24ore di oggi affronta, con ampie argomentazioni filosofiche e citazioni di Hobbes, Tocqueville e Sant'Agostino, i temi della regolamentazione amministrativa e della libertà d'impresa. Un contributo serio e importante. Le considerazioni sull'imbarbarimento del procedimento amministrativo italiano (che ci fa tornare secondo lui ad un medio evo, non più di dazi ma di regole) sono largamente condivisibili. Ma lo è anche la riflessione di fondo che fa sulla positività "ontologica"dei comportamenti umani in campo economico? E' importante capirsi su questo punto perché qui si fonda la proposta del principio c.d. “ex post” nei controlli amministrativi, che sembra di capire dovrebbe essere aggiunta all'art. 41 della Costituzione, che Tremonti non vuole "radicalmente modificare". La società italiana è eticamente (uso questo termine impegnativo) matura perché si affermi un principio costituzionale di procedura amministrativa ex post? Oppure questa dirompente novità dell'ordinamento porterebbe ad un imbarbarimento della vita sociale, con, in assenza del controllo pubblico ex ante, la prevaricazione di chi è più forte e senza scrupoli? Quali conseguenze potrebbe portare in alcuni delicati settori come l’edilizia e la sanità privata?
Sotto gli occhi di tutti abbiamo uno spettacolo desolante del livello etico del nostro paese: ci piacerebbe condividere la proposta di Tremonti, ma ci sembra eticamente irricevibile, perché peggiorerebbe ancor più il nostro Paese. Il che naturalmente non vuol dire che vada bene com’è: il sistema dei permessi amministrativi e spesso pessimo ed in mano a funzionari in troppi casi incompetenti e corrotti. In questa disastrosa situazione più che le rivoluzioni e le tecniche di rottura serve il lento lavoro delle riforme.
Racconto infine, passando dai massimi sistemi ad un'esperienza reale, che da amministratore realizzai in una disciplina il principio dell'ex post. Mi riferisco alla legge regionale del Lazio che autorizzò il bed&breakfast alla fine degli anni 90: concepita come attività di integrazione del reddito familiare, chi voleva realizzarla nella sua abitazione doveva semplicemente comunicarlo al Comune. Com'è noto aprirono decine di esercizi che violavano le regole e i limiti stabiliti, gli albergatori gridarono alla concorrenza sleale, e il legislatore è dovuto recentemente intervenire per modificare la normativa, introducendo una disciplina autorizzativa ex ante. A questa situazione si arrivò anche perché il sistema dei controlli sul territorio (nel caso da parte del Comune di Roma) è normalmente molto carente: sarà difficile convincere un'amministrazione impostata (mentalmente e praticamente) sull'ex ante a riorganizzarsi per l'ex post!

Ciò detto il ragionamento fatto da Tremonti è molto serio, e lo sforzo per uscire dall’attuale medio evo delle procedure dovrebbe essere affrontato con grande decisione, ma tenendo conto del paese reale.




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15 giugno 2010


Nairobi: lo slum di Kibera

 http://www.youtube.com/watch?v=-5TZEINcXQY




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5 aprile 2010


Post regionali

Come sempre le letture del voto sono molto articolate e complesse, soprattutto quando si tratta di elezioni regionali. Il PDL infatti ha vinto ma non del tutto, avendo perso più di un milione di voti rispetto alle regionali del 2005. Anche l’UDC è arretrata e solo Lega e Italia dei Valori hanno aumentato notevolmente i consensi rispetto a cinque anni fa. Invece rispetto ai risultati di competizioni più vicine (politiche 2008 ed Europee 2009) un po’ tutti i partiti in diversa misura perdono elettori, a causa di un notevole astensionismo - protesta (rispetto alle Europee di nove mesi fa non hanno votato ben 3,7 milioni di elettori).  Al di là dei freddi dati è abbastanza chiaro che:

  • Berlusconi continua a catturare l’attenzione dei suoi elettori, del suo “blocco sociologico” composto da Italiani che gli credono in varia misura: da chi pensa sia sul serio il palatino della libertà, a chi lo ritiene semplicemente il più adatto a soddisfare i propri interessi. Al di là del successo di oggi dubito che questo blocco possa allargarsi ulteriormente, anzi credo stia già avendo qualche cedimento all’astensionismo.
  • Il PD bersaniano non convince e non si capisce cosa propone: è in effetti lo slogan “un’altra Italia” va riempito di molti contenuti. Ci sono stati anche palesi errori politici: la rincorsa dell’alleanza vincente a tavolino in un caso non ha funzionato (Piemonte), nell’altro è stata rifiutata dagli stessi militanti (Puglia), nell’altro ancora non si è riusciti a farla e si è ripiegato sul primo candidato autorevole che si autoproponeva (Lazio). In fondo l’alleanza a tavolino con l’UDC ha vinto solo in Liguria!
  • Venendo al Lazio: ha ragione chi dice che non è andata così male: solo pochi mesi fa, dopo la storiaccia di Marrazzo, molti del centro sinistra davano per persa la Regione, e invece ci si è battuti: ma nonostante il combinato disposto del candidato conosciuto (Emma Bonino) e del pasticcio degli avversari (la mancata presentazione della lista PDL nel collegio di Roma) non si è fatto il risultato: anzi la candidata conosciuta non si sa bene cosa abbia effettivamente aggiunto, mentre la mancata lista e il can can costruitoci sopra da Berlusconi hanno compattato il fronte Polverini, che si è battuto fino all’ultimo voto con successo.

E’ difficile immaginare prossime mosse utili per il centro sinistra e per il PD: deve battere una maggioranza innanzi tutto “sociologica” più che politica, che Berlusconi interpreta molto bene. Mentre il PD non ha ancora ben chiaro quale sia la sua possibile maggioranza “sociologica”. Bisogna tentare di stare tra la gente e di capirla, ascoltare sul serio i militanti, fare proposte comprensibili e che creino identità, spirito di partito, blocco ideale, a prescindere dalla alleanze politiche: è inutile essere giustizialisti con Di Pietro, familisti con l’UDC, e operaisti con la sinistra! Si trovi una linea chiara e su quella si cerchino poi le alleanze: si punti al proprio elettorato reale e potenziale (senza illudersi di recuperare voti in uscita dal PDL o voti cattolici organizzati). Si aprano le finestre ad idee e volti nuovi che dimostrino intelligenza, gratuità e capacità di rischio. Per ogni caminetto e tavolo imbandito ci siano 100 assemblee nelle sezioni e nelle piazze! Tutti siamo chiamati ad una maggiore responsabilità pubblica, perché l’Italia, al di là della fiction berlusconiana, già non sta un gran ché e probabilmente peggiorerà pure.

Sapete che ho sostenuto al Consiglio Regionale del Lazio Mario Di Carlo, nella lista del PD: è stato eletto con più di 10.000 voti di preferenza. Grazie a chi l’ha votato.

 

Ps per il cultori della materia, l’analisi dei dati elettorali è ricavata dagli studi dell’Istituto Cattaneo: http://www.cattaneo.org




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26 dicembre 2009


In Terra Santa

Sono andato in Terra Santa diverse volte: in età universitaria ho accompagnato due volte i grupponi organizzati dal parroco di San Roberto Bellarmino, Alberto Parisi. Poi nel 1985 un viaggio organizzato da me con Laura e pochi amici (Silvano, Gloria, Guido, Sabina …) con la guida di Padre Franceso De Gasperis e il padre Giulio Cascino. Un bellissimo viaggio nel ‘94 con Padre Ignazio Buffa, e quella volta arrivammo fino al Sinai. Ci sono poi tornato a rappresentare la Regione Lazio: organizzammo un bello scambio culturale con la città di Acri e la Regione della Galilea (grazie a Nicoletta Gaida instancabile organizzatrice), propedeutico ad eventi comuni per il Giubileo del 2000: ma la perdita dell’assessorato e ancor più quella delle elezioni cancellarono il progetto.
Ci ritorno dunque dopo dieci anni, con la mia famiglia, Padre Massimo Nevola, e tanti amici. Sarà un pellegrinaggio nei luoghi di Gesù. Questa terra ha sempre suscitato in me una forte attrazione: lo studio della Bibbia e la preghiera sui testi fatte in TS sono una parte decisiva della mia formazione cristiana, mi hanno dato ho avuto la possibilità di intravvedere la radice della fede cristiana, di compiere qualche passo verso quell’intima conoscenza di Dio invocata da Sant’Ignazio. Ci diceva De Gasperis che se il capo della Chiesa (Pietro, il Papa) è a Roma, il cuore della Chiesa rimane a Gerusalemme!
Qui Dio ha parlato agli uomini e i grandi patriarchi e il popolo di Israele hanno testimoniato la storia della Salvezza per l’umanità. A Gerusalemme Gesù è morto e risorto. Qui il conflitto romano – giudaico, la dominazione araba e la ferocia delle crociate, la colonizzazione inglese, il ritorno degli ebrei dopo l’olocausto.
Qui ci sono due popoli in lotta per la terra con alterne ragioni e si scatena, paradigmaticamente, l’incomprensione e la violenza tra popoli e religioni. Ogni volta che ci vai ti arrivano tanti messaggi spirituali, religiosi, culturali: si capisce un po’ meglio il cuore del tempo in cui viviamo.
In TS però si può anche rimanere storditi e delusi, se non si coglie l’essenza di quello che si vede. C’è tanta gente e confusione, soprattutto nelle zone arabe. I pellegrini diventano facilmente turisti di massa, accolti dall’inevitabile contorno di negozi di souvenir e cianfrusaglie varie. Molti gruppi sfoggiano devozioni sacrocuoriste e superstiziose: si fatica a trovare silenzio e intimità spirituale, soprattutto nei luoghi santi.
Peraltro alcuni di questi luoghi sono spesso più identificati da una tradizione che da una prova storica: all’entrata della basilica del Santo Sepolcro si trova una grande pietra rossastra, resa liscia dalla devozione dei pellegrini che da alcuni secoli la toccano. E’ la Pietra dell’Unzione: i vangeli raccontano che Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo presero il corpo di Gesù dopo la sua morte, lo unsero e avvolsero in un sudario, prima di deporlo nel sepolcro. Niente ci dice che questo bellissimo atto di pietà umana nei confronti del corpo di Dio morto sia avvenuto in quel luogo, ma quella pietra, ci diceva sempre De Gasperis, ha assunto un carattere santo proprio per la devozione di milioni di pellegrini. I luoghi della Palestina sono santi anche perché mèta del continuo pellegrinaggio di un’umanità, sofferente o gioiosa, alla ricerca di Dio.
La TS è un terra bellissima e piena di luce: ci si perde nei paesaggi del duro deserto di pietre; si ama la dolcezza della Galilea: Gesù è morto a Gerusalemme, ma è cresciuto e vissuto in Galilea, e lì è apparso ai discepoli dopo la risurrezione; si rimane incantati dai segni dell’arte e dell’architettura religiosa e non sparsi in tutto il territorio (non solo Gerusalemme, ma la cittadella crociata di Akko, le rovine di Masada, i monasteri nel deserto, …); ci si diverte nella moderna Tel Aviv e nelle spa sulle rive del Mar Morto. E infine si è rapiti dalla straordinaria laboriosità degli israeliani (incredibili i terreni coltivati, strappati al deserto) che hanno in pochi anni e in continua guerra costruito un paese moderno, democratico (di fatto l’unico nel Medio Oriente) ricco di vita culturale. Uno stato però incompiuto, forse anche teologicamente, finché non sarà risolto il conflitto con i Palestinesi e le troppe situazioni di povertà e violenza che continua a generare.




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22 novembre 2009


Rabbi Berechia

Disse Rabbi Berechia: mentre il Signore stava per creare il primo uomo, previde che da lui sarebbero derivati i giusti e i peccatori e pensò: se io creo l’uomo, ne verranno i peccatori; e se io non lo creo, come sorgeranno i giusti? Allora il Santo, benedetto Egli sia, allontanò da sé il pensiero dei peccatori e, unitosi all’attributo della clemenza, creo l’uomo. (Ber. R. 8)

Riccardo Pacifici, Midrashim, fatti e personaggi biblici, Marietti 1986




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15 novembre 2009


La "svolta" di Rutelli

Non so bene dove finirà e cosa concretamente farà Francesco Rutelli, maestro della politica del movimento, come lo ha definito Stefano Menichini su Europa qualche tempo fa. Probabilmente può avere successo se punta alla “decomposizione del blocco Berlusconiano” (sempre Menichini), e quindi alla creazione di un partito liberal moderato di centro che acchiappi pezzi del PDL: ma non mi sembra, nonostante gli scricchiolii governativi di queste ore, che questa decomposizione sia imminente. So però che molti dei temi e dei problemi che Rutelli illustra nel suo recente libro stanno ai primi posti dell’agenda politica italiana, e Pierluigi Bersani dovrà darà segnali forti e nuovi se vuole che il PD sia veramente PD e non qualche altra cosa da anni ‘70, mascherata da PD.

Nel libro emerge con grande chiarezza il carattere forte del politico Rutelli: la voglia di innovare in continuazione e la necessità di rischiare, l’attenzione per i ceti emergenti e il desiderio di rappresentare l’elettorato escluso dalle nomenclature partitiche, l’agenda di cose pratiche da fare (dalla cedolare secca sugli affitti, al servizio civile obbligatorio). Emerge anche il carattere duro del leader, che non lascia margine all’incertezza, restringe al massimo gli interlocutori di un reale confronto, non considera possibile l’amicizia nella vita politica ("due parole vanno bandite dal lessico politico: amicizia, generosità. ..E' nel rapporto tra le persone che si esercita incessantemente il conflitto ..."). E infine afferma che " i partiti politici sono mezzi, non fini", dunque una scelta netta per aggregazione post - ideologiche, più comitati elettorali che partiti di popolo.

Essendo Rutelli uno degli uomini più intelligenti e attenti della politica italiana, avendo con lui una consuetudine ormai molto lunga e una forte riconoscenza per le belle esperienze politiche e professionali che mi ha offerto (nonché una sincera, per quanto mi è permesso, amicizia) è difficile soffocare una irrazionale voce interiore che dice “guarda che ha ragione, fanculo il PD e questi comunisti di m.!”. Ma la ragione dice altro, e precisamente:

  • nonostante il suo inizio francamente deludente, bisogna dare del tempo (un anno?) a Bersani per costruire il nuovo PD, nella sua vita interna e nella sua linea politica;
  • che l’idea del PD, avuta agli inizia degli anni ‘90 (da Rutelli tra i primi) sia quanto mai valida, in questa l’Italia delusa e frammentata che ha bisogno di unità, stabilità politica, chiarezza dei percorsi istituzionali: e che invece non ha bisogno di un ritorno alla segmentazione partitica (mascherata dalle categorie ideali del '900), che molti (anche Rutelli con la sua svolta) di fatto reintroducono;
  • che dopo i troppi fallimenti delle politiche di questi ultimi anni di "capitalismo debordante" (vecchia definizione di Giuseppe de Rita) ci sia bisogno di un po' di regole vere, di uno stato più efficente e meno clientelare, di un po' di redistribuzione sociale e di tanta etica pubblica;
  • che, anche per questo, è meglio essere una “minoranza innovativa” in un grande partito popolare (per i cattolici trattasi delle note immagini del lievito, del sale, ecc.) che un piccolo partito inevitabilmente portato a cercare visibilità e a perdersi nella trattativa.

Non avendo alcun incarico politico, la mia posizione è quella di cittadino e militante di base: non condizionerà più di tanto questi complessi processi politici. Continuerò però a discutere sui temi del PD nel locale circolo (con la brava coordinatrice Valentina Caracciolo, bersaniana!), cercherò di sviluppare qualche nuova idea per il governo di Roma e del Lazio, a scrivere sul blog e sui social network. E anche a confrontarmi e ad ascoltare Rutelli (quando e se ci interpella).

Francesco Rutelli, LA SVOLTA, lettera a un partito mai nato.
Marsilio 2009




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28 ottobre 2009


Marrazzo

E’ stato un buon presidente. Piero Marrazzo, l’uomo che ora è costretto a cercare rifugio in un convento, ha affrontato il moloch del debito della sanità del Lazio, ha evitato che l’emergenza rifiuti travolgesse Roma come ha fatto con Napoli, ha navigato nelle acque agitate di un Paese che dal 2005 ha visto mutare il suo quadro politico, facendogli perdere le certezze che poteva dargli Veltroni dal Campidoglio. Ha dovuto tenere insieme i pezzi di una maggioranza che in questi anni ha visto l’implosione della Sinistra, la nascita e il travaglio del Pd, l’aumento del peso dell’Italia dei Valori. Lui, che arrivava da dilettante della politica, ha tagliato 4.100 posti letto e dimezzato il disavanzo. Questo gli va riconosciuto, nel giorno in cui paga gli errori della sua vita privata e la debolezza, inaccettabile per un politico, di aver ceduto a un ricatto.

Questo scrive Mauro Evangelisti sulla prima pagina del Messaggero di oggi. Una valutazione condivisibile: Marrazzo ha tenacemente governato, con grande grinta e determinazione, facendo il possibile nelle tante emergenze del Lazio. Però gli elettori e anche chi ha, più o meno da vicino, lavorato con lui si sentono traditi da Marrazzo. Nella difficile competizione elettorale del 2005 vinse per quello che rappresentava e portava al centro sinistra: si presentava come uomo trasparente, dalla parete dei cittadini, quello “mandato da RAI 3”, fuori dai giochetti della politica. Tutto questo si è frantumato lo scorso WE: pagare per sesso e frequentare giri trasgressivi e ai limiti della legge (vedremo se e quanto) annulla il “valore aggiunto” Marrazzo e anzi fa sentire chi ci ha creduto nel 2005 ingannato. Se hai storie di questo tipo, al di là di qualsiasi valutazione morale, non puoi candidarti a palatino delle istituzioni della trasparenza. Il dato politico è tutto qui, ed è pesante.

Ora serve un candidato molto forte e strutturato, con grandi capacità aggregative per cercare di vincere nel 2010.




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11 ottobre 2009


Primarie del PD

Ho ascoltato le tre relazioni alla convenzione del PD di oggi: diligente e tradizionale elaborato di Bersani, utile discorso di Marino, grintoso e coraggioso intervento di Franceschini. Molto convincente sull’impegno a non permettere una legge elettorale che impedisca agli elettori di scegliere chi governa, perché “di tattica si muore”. Ho sentito un Dario leader, sicuro di sé, che punta alle alleanze ma per il bipolarismo, tirando fuori in economia proposte pratiche e immediate. Coraggioso nella battuta a D’Alema sugli iscritti che saranno i primi a rispettare le primarie, e nel passaggio sullo Stato che deve fermarsi fuori dalla stanza della persona morente. Bene: le primarie del PD si fanno ionteressanti!




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23 agosto 2009


Ebrei, passato-futuro: Il giardino dei Finzi-Contini

“Papà” domandò ancora Giannina “perché le tombe antiche fanno meno malinconia di quelle nuove?” con questo interrogativo, rivolto da una bimba al padre durante la visita della necropoli etrusca di Cerveteri comincia questa storia bellissima, dolcemente e crudamente melanconica. La risposta vera arriva nelle battute finali della protagonista: altroché se contano i morti del passato, perché è quello che conta, molto più di qualsiasi futuro: “il caro, il dolce, il pio passato”.
I Finzi-Contini sono una ricca famiglia ebrea di Ferrara, e il racconto si sviluppa negli anni ’30, in particolare dal 1938, anno in cui il protagonista entra per la prima volta nel giardino dei Finzi-Contini, “a circa due mesi da quando erano state promulgate le leggi razziali”. Invitato a giocare a tennis dopo che, anch’egli ebreo, è costretto ad allontanarsi dal circolo sportivo ferrarese, inizia l’amicizia e la consuetudine con i vari membri della famiglia, in particolare l’attraente e effervescente Micòl, e vari amici, tra cui il giovane ingegnere Malnate, comunista convinto.
Si crea in questo meraviglioso e incantato parco, nell’accanimento del gioco del tennis, nelle dure quanto inutili discussioni, un micro cosmo lontano dagli eventi, pieno delle passioni giovanili, pervaso dalla bellezza dei luoghi, siano il grande parco, la biblioteca o il tavolo da pranzo della magna domus. Bassani annuncia fin dall’inizio la tragica fine dei Finzi-Contini, “deportati tutti in Germania nell’autunno del ‘43”, e per questo il lettore è accompagnato da un inevitabile senso di angoscia per quanto possa accadere nei capitoli successivi. Ma l’autore non si concede a nessuna descrizione tragica e la drammaticità della storia rimane sempre mirabilmente nel fondo, sottesa.
Sembra quasi che questa ricca borghesia ebrea abbia vissuto con snobismo e sufficienza l’arrivo delle leggi razziali: molte battute e ironia nei loro dialoghi, nessuna ribellione esplicita alla progressiva compressione dei loro diritti (dopo l’espulsione dal circolo del tennis, l’allontanamento dalla biblioteca comunale, la negazione della lode alla tesi di laurea, l’abbandono della convivialità dei loro amici non ebrei, … ) quasi che il giardino dei Finzi-Contini potesse creare un mondo parallelo e intatto. Fu davvero così il comportamento della borghesia ebrea italiana in quegli anni? Bassani mi sembra faccia una critica sottile ma abbastanza esplicita all’ebraismo: sia con il personaggio del comunista Malnate, l’unico in fondo che crede nel futuro “democratico e sociale” (Bassani è stato sicuramente un intellettuale di sinistra, curatore della Feltrinelli, ma non ho capito se abbia mai aderito al PCI), sia con la negazione del futuro da parte della protagonista Micòl, che “quasi presaga della prossima fine, sua e di tutti i suoi, … ripeteva di continuo anche a Malnate che a lei del suo futuro democratico e sociale non gliene importava un fico, che il futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga ‘le vierge, le vivace e le bel aujour’hui’, e il passato, ancora di più,’il caro, il dolce, il pio passato’ ”.

Colpiscono infine molti altri elementi del romanzo: la classe straordinaria, l’educazione intima ed intensa di tutti i protagonisti, a cominciare dai più giovani, compresi i loro lati più torbidi, come la normale frequentazione del bordello; la descrizione del giardino e dei paesaggi, che sono protagonisti anch’essi della storia (Bassani è stato presidente di Italia Nostra); e infine il racconto vero e proprio di un amore mancato, che ripropone in toni discreti ma forti l’eterno conflitto tra passione e amicizia.

Chiudo ricordando il bellissimo colloquio padre-figlio, che arriva inaspettato verso la fine del romanzo, con una delle riflessioni che fa il padre: “Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare …Capire da vecchi è brutto, molto più brutto. Come si fa? Non c’è più tempo di ricominciare da zero, …”. Quanta poca voglia di morire anche un poco hanno i nostri ragazzi di oggi!

Devo questa lettura estiva al prof. Mario Morcellini, che intervenendo alla presentazione di una un magazine sul litorale laziale, ha ricordato questo romanzo che inizia, appunto, con una gita tra Santa Marinella e Cerveteri. Ho letto poi che Bassani ha scritto il romanzo soggiornando all’albergo Le Najadi di Santa Marinella.

Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, Mondadori 1976




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23 agosto 2009


Letture estive

Uno scrittore irlandese, la storia di un analista finanziario in carriera e della moglie avvocato, tra New York (città invincibile) e Londra. Fatica del quotidiano, angoscia del terrorismo sottilmente giocata nel rapporto tra moglie e marito, voglia di intimità e desiderio di evasione, il gioco del cricket e l’amicizia per un improbabile organizzatore sportivo di Trinidad. Piacevole lettura, che pare sia stata amata dal presidente Obama.
Joseph O’Neill, La città invincibile, Rizzoli 2009

La vita di una famiglia è fatta di avvenimenti drammatici, ma è piena di tanta significativa quotidianità, ben descritta con fantastiche sfumature, da questa narratrice americana. La storia di una famiglia americana post seconda guerra mondiale, che si ritrova ad affrontare tutti i nuovi problemi di un tempo complicato: dalle vicende dell’adolescenza, alla solitudine delle persone,all’aborto, alla religione, al Vietnam… Romanzo dal bel ritmo.
Alice Mcdermott, Dopo tutto questo, Einaudi 2009

Si può uscire dalla criminalità, da un gruppo alleato di camorra e mafia? Si, se si trova coraggio, fede, una moglie straordinaria, e uno Stato giusto. Un romanzo che si basa sulla storia vera di un pentito, scritta dal suo avvocato. Molto umano, incalzante, sotteso a chiedere uno Stato che oltre a punire cerchi di capire, anche l’assassino peggiore. Da leggere!
Arturo Buongiovanni, Intendo rispondere, Donzelli 2008




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1 agosto 2009


Venuto al mondo

Un grande profondo amore tra due persone con storie e caratteri diversi: una quasi pariolina e un ragazzaccio ultras genovese. La voglia estrema di maternità e paternità , per rendere completo questo amore. La guerra e la sua violenza più estrema su Sarajevo e sulle sue donne. Un ragazzo figlio del nostro tempo. Sono questi gli elementi principali della storia bella, drammatica e con i suoi colpi di scena che racconta la Mazzantini. Mi è piaciuta e mi ha coinvolto profondamente. La scrittura è particolare e veloce, e nonostante qualche eccesso (paragoni descrittivi, simbolismi e tratti psicologici), che testimonia la grande creatività dell'autrice, lo si legge velocemente.
La storia di Gemma e Sergio e del giovane Pietro è descritta a tempi sfalsati con grande efficacia narrativa. Mazzantini affronta, pur nella prevalenza del racconto, i temi delicati della procreazione assistita e del concepimento frutto di violenza. Non crea eroi, ma personaggi di grande carnalità , sofferenti ma ricchi di amore e in grado di affrontare la morte e il dolore. Il giovane è una grande speranza che riesce a superare la violenza e la guerra, in quanto profondamente amato anche dal padre più estraneo... Non dimenticheremo il "bambino blu", ucciso dal cecchino nell'assedio di Sarajevo. Alla fine un libro di speranza e di fede nella vita.

Margaret Mazzantini, Venuto al mondo, Mondadori 2008




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7 giugno 2009


Lettera a Berlino

L'ho letto a Berlino, merita pur nella sua semplicità. McEwan è un grande narratore. Una storia intrigante, di una grande passione, in mezzo alle rovine Berlinesi della seconda guerra mondiale. La storia di Leonard, militare inglese, che lavora per un progetto dell'intelligence americana,  per spiare i Russi. Si innamora perdutamente di una berlinese, lui che non era mai stato con una donna. Ma l'ex marito di lei rompe l'incatesimo, i due sono costretti a difendersi e gli eventi precipitano.
 
Ian McEwan, Lettera a Berlino, Einaudi 1990




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7 giugno 2009


Giochi sacri

Per chi ama intrigate storie poliziesche pieni di personaggi è un ottimo libro. Meno per me, anche se alla fine ne ho letto una gran parte (a salti!). Belle le atmosfere indiane e la descrizione del boss camorrista locale, con le sue angoscie. Un India ben descritta.

Vikram Chandra, Giochi sacri, Mondadori 2007 




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17 maggio 2009


Bella Berlino vero?

Certo che si, impossibile dire il contrario, mi unisco alla folla dei visitatori entusiasti, ma con qualche dubbio. Quello che subito ha colpito un “romano frustrato” come me è la pulizia, l’ordine, la qualità dei luoghi e degli arredi urbani. 12 anni fa, quando ci andai per la prima volta, Berlino era un immenso cantiere; oggi un’immensa serie di palazzi moderni, di vetro e di acciaio. Freddo e troppo centro commerciale il complesso di Potsdamer Platz, a cominciare dal celebrato Sony Center, belle le rive dei canali recuperate ad un uso pubblico, le strutture e gli alberghi intorno ai musei, le ambasciate americana ed inglese (che sicurezza discreta! non si potrebbe fare pure a Via Veneto?) e gli altri palazzi costruiti intorno alla porta di Brandeburgo . Ma non si ritrova molto della storia di questa città, capitale europea, protagonista nel bene e nel male della sua storia. Troppo è stato affidato ad un’architettura americaneggiante, ma certo lontana dalla bellezza dei grandi grattaceli e quartieri simbolo realizzati nelle capitali USA (Chicago, Ny, Houston,..). Il rischio città turismo, città senza identità mi pare forte: lo trovo sintetizzato nella straordinaria, coraggiosa e bella ristrutturazione del palazzo del Reichstag, parlamento di ieri e di oggi, dove l’attrazione turistica della cupola (gratuita!), fa dimenticare l’identità istituzionale del palazzo. Il bellissimo luna park mi pare vinca largamente sull’istituzione!
Non mi è piaciuto né come architettura, né come contenuto il museo dedicato agli Ebrei, il Judisches Museum: mi è sembrato voler raccontare la storia di un popolo morto, altro che riconoscimento, con una sola mezza parete dedicata all’Olocausto e alle leggi razziali, non va bene. Bello e di forte simbolismo invece il Memoriale all’olocausto di Eisenman , con le sue 2.7771 steli: una distesa immensa ed inquietante, che ricorda il cimitero ebraico che si stende ai piedi delle mura di Gerusalemme. Visitatori entrano ed escono in continuazione, bambini improvvisano giochi, persone osservano: ci ho visto l’invocazione ad una vita che continua ma che non dimentica, anzi una vita che entrando fisicamente nel passato doloroso e pieno di sangue, lo comprende, lo fa suo, forse lo perdona, prova ad uscirne con un sorriso: quello di chi sa, e vuole amare.
Il muro viene ricordato da una doppia fila di mattonelle per terra, e colpisce vederne il tracciato nei posti più centrali della città, e qualche pezzo rimasto qua e là per uso turistico. Ragazzi vestiti da militari russi e americani, con tanto di bandiera, si fanno fotografare con i turisti nei luoghi simbolo della seconda guerra mondiale (a cominciare dal famoso Check point Charly) e ricordano i nostri centurioni romani davanti al Colosseo: a ciascuno il suo …
L’attrazione internazionale di Berlino è fortissima e si base su un mix di musei, divertimento, natura, architettura, fascino storico. La perfetta organizzazione mostra solo una piega quando si fanno 40 minuti di fila al museo Pergamon a causa di una sola cassiera, ma si è ricompensati dall’audioguida con bellissime spiegazioni e offerta gratuitamente a tutti. Tutte le opere sono conservate perfettamente, e mi viene da pensare che forse l’Europa dovrebbe cominciare a restituire un po’ di archeologia sottratta ai paesi di origine, che oggi potrebbero ben utilizzarla per ritrovare radici e sostenere il turismo. Fantastico girare in bici, ficcarla in metropolitana, andare nei parchi, vedere gallerie di arte dappertutto, bere birra. Bello starci coi bambini, ideale anche per gli anziani. In giro molte persone con handicap, segno di una città inclusiva e attenta al diverso.
L’investimento della Germania unita per la sua capitale ritrovata deve essere stato una buona parte dei 1.500 miliardi di Euro, valutati come costo dell’unificazione. E’ una cifra gigantesca, ma segna l’evento simbolo di chiusura delle stragi europee del XX secolo, il cui effetto sulla cultura e lo sviluppo della Germania e dell’Europa sono ancora tutti da scoprire.




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13 aprile 2009


Il professore di desiderio

Cosa dire di questo libro, se non che ci siamo persi nella splendida prosa e nel susseguirsi degli irrequieti eventi? Non so perché questo libro scritto nel 1977 sia arrivato solo ora in Italia, per Einaudi: non è certo il migliore romanzo di Roth, ma va letto e troverete tutti i suoi temi. Professore di letteratura e ricercatore di desiderio: il personaggio protagonista (autobiografico?) vive tra le lezioni su Kafka e Cechov e il contrasto tra le storie erotiche più appaganti e angosciose e la sicurezza amorevole di una compagna sicura. Bella descrizione dell’incapacità umana di trovare sereno equilibrio nell’affetto e nei sensi.

Philip ROTH, Il professore di desiderio, Einaudi 2009




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