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In Terra Santa

Sono andato in Terra Santa diverse volte: in età universitaria ho accompagnato due volte i grupponi organizzati dal parroco di San Roberto Bellarmino, Alberto Parisi. Poi nel 1985 un viaggio organizzato da me con Laura e pochi amici (Silvano, Gloria, Guido, Sabina …) con la guida di Padre Franceso De Gasperis e il padre Giulio Cascino. Un bellissimo viaggio nel ‘94 con Padre Ignazio Buffa, e quella volta arrivammo fino al Sinai. Ci sono poi tornato a rappresentare la Regione Lazio: organizzammo un bello scambio culturale con la città di Acri e la Regione della Galilea (grazie a Nicoletta Gaida instancabile organizzatrice), propedeutico ad eventi comuni per il Giubileo del 2000: ma la perdita dell’assessorato e ancor più quella delle elezioni cancellarono il progetto.
Ci ritorno dunque dopo dieci anni, con la mia famiglia, Padre Massimo Nevola, e tanti amici. Sarà un pellegrinaggio nei luoghi di Gesù. Questa terra ha sempre suscitato in me una forte attrazione: lo studio della Bibbia e la preghiera sui testi fatte in TS sono una parte decisiva della mia formazione cristiana, mi hanno dato ho avuto la possibilità di intravvedere la radice della fede cristiana, di compiere qualche passo verso quell’intima conoscenza di Dio invocata da Sant’Ignazio. Ci diceva De Gasperis che se il capo della Chiesa (Pietro, il Papa) è a Roma, il cuore della Chiesa rimane a Gerusalemme!
Qui Dio ha parlato agli uomini e i grandi patriarchi e il popolo di Israele hanno testimoniato la storia della Salvezza per l’umanità. A Gerusalemme Gesù è morto e risorto. Qui il conflitto romano – giudaico, la dominazione araba e la ferocia delle crociate, la colonizzazione inglese, il ritorno degli ebrei dopo l’olocausto.
Qui ci sono due popoli in lotta per la terra con alterne ragioni e si scatena, paradigmaticamente, l’incomprensione e la violenza tra popoli e religioni. Ogni volta che ci vai ti arrivano tanti messaggi spirituali, religiosi, culturali: si capisce un po’ meglio il cuore del tempo in cui viviamo.
In TS però si può anche rimanere storditi e delusi, se non si coglie l’essenza di quello che si vede. C’è tanta gente e confusione, soprattutto nelle zone arabe. I pellegrini diventano facilmente turisti di massa, accolti dall’inevitabile contorno di negozi di souvenir e cianfrusaglie varie. Molti gruppi sfoggiano devozioni sacrocuoriste e superstiziose: si fatica a trovare silenzio e intimità spirituale, soprattutto nei luoghi santi.
Peraltro alcuni di questi luoghi sono spesso più identificati da una tradizione che da una prova storica: all’entrata della basilica del Santo Sepolcro si trova una grande pietra rossastra, resa liscia dalla devozione dei pellegrini che da alcuni secoli la toccano. E’ la Pietra dell’Unzione: i vangeli raccontano che Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo presero il corpo di Gesù dopo la sua morte, lo unsero e avvolsero in un sudario, prima di deporlo nel sepolcro. Niente ci dice che questo bellissimo atto di pietà umana nei confronti del corpo di Dio morto sia avvenuto in quel luogo, ma quella pietra, ci diceva sempre De Gasperis, ha assunto un carattere santo proprio per la devozione di milioni di pellegrini. I luoghi della Palestina sono santi anche perché mèta del continuo pellegrinaggio di un’umanità, sofferente o gioiosa, alla ricerca di Dio.
La TS è un terra bellissima e piena di luce: ci si perde nei paesaggi del duro deserto di pietre; si ama la dolcezza della Galilea: Gesù è morto a Gerusalemme, ma è cresciuto e vissuto in Galilea, e lì è apparso ai discepoli dopo la risurrezione; si rimane incantati dai segni dell’arte e dell’architettura religiosa e non sparsi in tutto il territorio (non solo Gerusalemme, ma la cittadella crociata di Akko, le rovine di Masada, i monasteri nel deserto, …); ci si diverte nella moderna Tel Aviv e nelle spa sulle rive del Mar Morto. E infine si è rapiti dalla straordinaria laboriosità degli israeliani (incredibili i terreni coltivati, strappati al deserto) che hanno in pochi anni e in continua guerra costruito un paese moderno, democratico (di fatto l’unico nel Medio Oriente) ricco di vita culturale. Uno stato però incompiuto, forse anche teologicamente, finché non sarà risolto il conflitto con i Palestinesi e le troppe situazioni di povertà e violenza che continua a generare.

Pubblicato il 26/12/2009 alle 22.30 nella rubrica Diario.

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